CAGLIARI, 4 FEBBRAIO 2009 – E’ destinata a 8 giovani con problemi mentali o comportamentali sottoposti a provvedimenti giudiziari, di età compresa tra i 14 e i 25 anni, la terza comunità “La Collina” inaugurata questa mattina a Serdiana (località S’Otta) alla presenza dell’Assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin, dell’Arcivescovo di Cagliari Monsignor Giuseppe Mani, del Direttore generale della ASL di Cagliari Benedetto Bàrranu, del Presidente del Tribunale dei minori di Cagliari Lucia La Corte e del Presidente del Tribunale ordinario di Cagliari Leonardo Bonsignori.
La struttura sociosanitaria, la prima in Sardegna di questo genere, si pone come alternativa al ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario; permette così agli adolescenti e ai giovani adulti con disagio mentale o a coloro che sono sottoposti a provvedimenti amministrativi che vivono situazioni di conflittualità in famiglia di scontare pene alternative alla detenzione nell’Isola.
Il progetto, finanziato per la prima volta in maniera sperimentale dalla Assessorato alla Sanità e delle Politiche Sociali e destinato a tutti i ragazzi della Sardegna, si propone di ampliare le attività nel campo della prevenzione del disagio giovanile e della lotta all’emarginazione per favorire percorsi di inclusione sociale.
Il centro sarà gestito da Don Ettore Cannavera e dai suoi collaboratori; dal punto di visto sanitario i ragazzi saranno seguiti da psichiatrici e psicologi delle U.U.O.O. di Neuropsichiatria infantile e del Dipartimento Salute Mentale della ASL di Cagliari, che stileranno programmi terapeutici individuali. La Comunità offrirà accoglienza residenziale (con un massimo di 6 posti letto) e accoglienza diurna (con orario dalle 8 alle 18) a persone di entrambi i sessi.
Attraverso attività ludico- ricreative, artistiche e conviviali, la struttura sarà in grado di rispondere alle necessità di crescita emotiva e cognitiva, nonché di supporto socio-ambientale e sanitario al trattamento di specifiche patologie degli adolescenti, aiutandoli a potenziare le loro capacità di relazione e migliorarne la qualità di vita e di integrazione sociale. Così come nelle altre comunità “La Collina”, gli ospiti dovranno infatti lavorare e partecipare alle spese della comunità, nell’ottica di un graduale reinserimento lavorativo nella società.