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Ripensare il rapporto tra città e cittadini

Per rendere le aree urbane più vivibili, per migliorare insomma la qualità della vita di tutti i giorni, consentendo ai bambini una crescita ricca di esperienze e autonomia senza inibirne lo sviluppo della personalità, occorre ripensare il rapporto tra la città e l'infanzia, il che significa ripensare il rapporto tra la città e i suoi abitanti tutti: ogni miglioramento nella qualità della vita dei bambini di oggi, oltre che ovviamente favorire la crescita di adulti migliori domani, ha effetto sull'intera comunità.

Una città dove molti bambini vanno a scuola a piedi da soli è una città con molte auto in meno che circolano nelle ore di punta, quindi con meno traffico, con meno inquinamento, con meno rischi per tutti. Una città che permette anche ai bambini più piccoli e alle mamme che spingono carrozzine di passeggiare tranquillamente senza ostacoli, gradini, avallamenti, e con gli attraversamenti stradali protetti, è una città senza barriere architettoniche, che permette anche a chi ha difficoltà motorie o gravi deficit visivi di camminare in sicurezza, rendendo allo stesso tempo più confortevoli e sicuri i percorsi anche per tutti gli altri. Una città in cui la natura non è completamente soffocata sotto chilometri quadrati di asfalto e cemento, ma in cui il verde è capillarmente diffuso in tutto il suo territorio e non solo in grossi parchi di quartiere, e i piazzali sono pavimentati con materiali permeabili, e che non assorbono il calore come fa il bitume, è una città che non soffre di inquinamento atmosferico, in cui l'inquinamento acustico e dovuto alle polveri sono attutiti dalle siepi e dal fogliame degli alberi, in cui l'afa estiva enormemente accentuata dai nastri d'asfalto è più tollerabile.

Una città dove sono adeguati, in quantità e qualità, i servizi per l'infanzia e per la famiglia (come quelli che forniscono assistenza e sostegno nella cura di familiari anziani, disabili o malati gravi) è una città che sostiene le famiglie ad affrontare meglio le difficoltà quotidiane e consente alle donne che, ancora oggi, continuano ad essere i soggetti dalla "doppia presenza" costrette a un "doppio carico di lavoro", di dedicarsi alla carriera professionale più serenamente e di partecipare più attivamente alla vita pubblica, creando davvero delle condizioni di pari opportunità, senza che le famiglie debbano rinunciare ad avere figli secondo i propri desideri e ponendo le basi affinché la collettività si diriga verso un tasso di natalità più alto, una percentuale maggiore di giovani, con gli indubbi benefici sociali che ne derivano.