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POLITICHE SOCIALI DELLA SARDEGNA
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Reinserimento sociale

La Costituzione riconosce (art. 27) la funzione rieducativa della pena. Di conseguenza l'Ordinamento Penitenziario (legge n. 354/1975) prevede esplicitamente che nei confronti dei detenuti deve essere attuato un trattamento rieducativo individualizzato che tenda al loro reinserimento sociale. L'istruzione, la religione, le attività culturali, ricreative e sportive e di lavoro sono individuati dallo stesso Ordinamento quali strumenti principali per i processi di risocializzazione.
Tra gli strumenti del trattamento rieducativo, l'Ordinamento Penitenziario attribuisce particolare valore al lavoro, quale elemento privilegiato di risocializzazione ed inclusione sociale. A tale proposito stabilisce che al detenuto va assicurato il lavoro, inteso come lavoro all’interno della struttura carceraria, o addirittura come lavoro esterno, attraverso una specifica misura.
I detenuti sono ammessi anche alla partecipazione di attività di formazione professionale.
Attraverso la formazione si intende offrire ai detenuti l'opportunità di sviluppare le proprie competenze di base, per affrontare l'impegno lavorativo. Il lavoro ha una forte valenza simbolica e contribuisce in misura determinante al reinserimento sociale dei detenuti. Per questo è di primaria importanza realizzare progetti di accompagnamento e motivazione al lavoro, rivolti ai detenuti degli istituti penitenziari sardi che contribuiscano ad affermare la dignità e i diritti della persona.

Con la legge 22 giugno 2000, n. 193, sono state approvate le norme per favorire l'attività lavorativa dei detenuti che vanno a modificare alcuni articoli della legge n. 381/1991. Sono modifiche importanti che riguardano le attività produttive o di servizi di aziende pubbliche e private, come ad esempio le cooperative sociali, all'interno degli istituti penitenziari. In base alla legge n. 381/199, infatti, un detenuto in carcere non era considerato "una persona svantaggiata" e pertanto non erano previste agevolazioni per le aziende che assumevano lavoratori detenuti. Il detenuto era considerato "svantaggiato" solo nel periodo di accesso alle misure alternative. Il giorno in cui finiva la pena smetteva immediatamente di essere svantaggiato.
Le nuove norme, invece, definiscono lo stato di svantaggio del detenuto da quando entra in carcere a quando finisce la pena, al di là della condizione in cui si viene a trovare durante questo percorso (in attesa di giudizio, condannato, ammesso alle diverse forme di pena alternative) e prolunga il periodo di svantaggio a 6 mesi dopo il fine pena. I vantaggi per le cooperative sociali sono di vedere ridotte a zero l'assicurazione obbligatoria previdenziale ed assistenziale.

Consulta i documenti:
Delibera del 2 agosto 2006, n. 34/27

Normativa:
Legge Regionale del 29 aprile 2003, n. 3 - art. 15
Legge del 22 giugno 2000, n. 193
Legge 8 novembre 1991, n. 381
Legge del 26 luglio 1975, n. 354

Link correlati:
Progetto Dialogos
Progetto Laboris